Distribuire i dividendi è il modo principale con cui i soci di una SRL raccolgono i frutti del proprio investimento. Tuttavia, la procedura non è semplice come un prelievo dal conto corrente: ci sono regole civilistiche, vincoli di bilancio e conseguenze fiscali da considerare attentamente.
1. Cosa sono i dividendi e quando si distribuiscono
I dividendi rappresentano la quota di utile netto che la società distribuisce ai propri soci, in proporzione alle quote di partecipazione al capitale sociale (salvo diversa previsione statutaria). Nella SRL, la distribuzione avviene tipicamente una volta l'anno, dopo l'approvazione del bilancio.
Il processo inizia con la chiusura del bilancio dell'esercizio. L'assemblea dei soci approva il bilancio e, contestualmente, delibera sulla destinazione dell'utile. Le opzioni principali sono tre: distribuzione ai soci sotto forma di dividendi, accantonamento a riserva (legale o facoltativa), oppure riporto a nuovo per utilizzare l'utile negli esercizi successivi.
Per comprendere meglio i numeri del bilancio, ti consigliamo di leggere il nostro articolo sul bilancio SRL per amministratori. L'approvazione del bilancio deve avvenire entro 120 giorni dalla chiusura dell'esercizio (30 aprile per le società con esercizio solare), termine che puoi verificare nel calendario delle scadenze fiscali 2026.
Una volta deliberata la distribuzione, il pagamento ai soci può avvenire immediatamente o secondo un calendario stabilito dalla delibera stessa. La SRL opera come sostituto d'imposta, trattenendo la ritenuta del 26% al momento del pagamento e versandola all'Erario tramite modello F24.
2. Riserva legale e limiti alla distribuzione
Prima di distribuire qualsiasi dividendo, la SRL deve rispettare alcuni vincoli di legge che tutelano i creditori e la stabilità patrimoniale della società.
Il vincolo principale è la riserva legale: l'articolo 2430 del Codice Civile impone di accantonare almeno il 5% degli utili netti annuali fino a quando la riserva non raggiunge un quinto (20%) del capitale sociale. Per una SRL con capitale di 10.000 euro, la riserva legale minima è di 2.000 euro.
Esempio: se la SRL ha un utile netto di 50.000 euro e la riserva legale non ha ancora raggiunto il limite, deve accantonare almeno 2.500 euro (5% di 50.000). L'importo massimo distribuibile ai soci è quindi 47.500 euro.
Altri limiti alla distribuzione includono:
- Perdite pregresse: l'utile deve prima coprire le perdite degli esercizi precedenti
- Costi di impianto e ampliamento: non si possono distribuire dividendi finché questi costi non sono completamente ammortizzati, salvo che le riserve disponibili siano almeno pari all'importo residuo
- Patrimonio netto minimo: dopo la distribuzione, il patrimonio netto non deve risultare inferiore al capitale sociale più le riserve indisponibili
- Riserve statutarie: lo statuto può prevedere riserve aggiuntive obbligatorie
Ignorare questi vincoli può rendere la distribuzione illegittima, con l'obbligo per i soci di restituire quanto percepito.
3. Procedura di distribuzione: delibera e pagamento
La distribuzione dei dividendi segue una procedura precisa che va rispettata scrupolosamente per evitare contestazioni legali e fiscali.
Fase 1: Approvazione del bilancio
L'assemblea dei soci (o il socio unico) approva il bilancio dell'esercizio. Il bilancio deve essere accompagnato dalla nota integrativa, che illustra i criteri di valutazione e fornisce informazioni aggiuntive.
Fase 2: Delibera di distribuzione
Nella stessa assemblea, o in una successiva, i soci deliberano la distribuzione dell'utile. La delibera deve indicare:
- L'importo complessivo da distribuire
- L'accantonamento a riserva legale (almeno 5%)
- Eventuali accantonamenti a riserve facoltative
- Le modalità e i tempi di pagamento
Fase 3: Pagamento e ritenuta
Al momento del pagamento, la SRL trattiene il 26% a titolo di ritenuta d'imposta e accredita al socio l'importo netto. La ritenuta va versata entro il 16 del mese successivo al pagamento tramite modello F24, utilizzando il codice tributo 1035.
Fase 4: Adempimenti dichiarativi
La società deve indicare i dividendi distribuiti nella Certificazione Unica (CU) e nel modello 770. Il deposito del bilancio al Registro Imprese completa il ciclo degli adempimenti.
4. Tassazione dividendi 2026: come funziona
Il regime di tassazione dei dividendi dipende dalla natura del socio percettore. Ecco i principali scenari.
| Tipo di socio | Tassazione | Note |
|---|---|---|
| Persona fisica non imprenditore | Ritenuta 26% a titolo d'imposta | Non va in dichiarazione dei redditi |
| Persona fisica imprenditore (partecipazione qualificata) | Ritenuta 26% a titolo d'imposta | Dal 2018, anche per qualificate |
| Società di capitali (SRL, SPA) | Tassazione sul 5% del dividendo | 95% esente (participation exemption) |
| Società di persone | Tassazione sul 58,14% del dividendo | Concorre al reddito dei soci |
Per la maggior parte delle SRL con soci persone fisiche, la tassazione è semplice: il 26% trattenuto alla fonte esaurisce l'obbligo fiscale. Questo significa che il socio non deve dichiarare i dividendi nella propria dichiarazione dei redditi.
Attenzione però: la tassazione complessiva non è solo il 26%. L'utile distribuito ha già scontato l'IRES del 24% e l'IRAP. Considerando la doppia tassazione, per ogni 100 euro di utile lordo il socio persona fisica incassa circa 56,24 euro netti (dopo IRES e ritenuta 26%).
5. Esempio pratico di distribuzione
La SRL Beta ha chiuso il 2025 con un utile netto (dopo IRES e IRAP) di 60.000 euro. Il capitale sociale è di 10.000 euro e la riserva legale ammonta a 1.500 euro (non ha ancora raggiunto il limite del 20%).
- Accantonamento riserva legale: 5% di 60.000 = 3.000 euro. Tuttavia, la riserva legale mancante è 500 euro (2.000 - 1.500), quindi basta accantonare 500 euro per raggiungere il limite
- Utile distribuibile: 60.000 - 500 = 59.500 euro
- L'assemblea delibera di distribuire 50.000 euro e accantonare 9.500 euro a riserva facoltativa
- Ritenuta 26%: 50.000 x 26% = 13.000 euro
- Netto ai soci: 50.000 - 13.000 = 37.000 euro
Se la SRL ha due soci al 50%, ciascuno riceve 18.500 euro netti. La SRL versa i 13.000 euro di ritenuta tramite F24 entro il 16 del mese successivo al pagamento.
6. Compenso amministratore o dividendi: cosa conviene
Questa è una delle domande più frequenti nella pianificazione fiscale della SRL. La risposta dipende da diversi fattori, ma in generale conviene combinare le due forme di remunerazione.
Il compenso dell'amministratore è deducibile ai fini IRES (riduce l'utile e quindi l'imposta societaria), ma è soggetto a IRPEF progressiva e contributi INPS. I dividendi non sono deducibili, ma scontano una tassazione piatta del 26% senza INPS.
La strategia ottimale prevede un compenso amministratore calibrato per sfruttare le aliquote IRPEF più basse (fino a 28.000 euro, aliquota 23%) e le detrazioni per lavoro dipendente, e una distribuzione di dividendi per l'utile residuo. Per una pianificazione completa, leggi il nostro approfondimento su IRES, IRAP e pianificazione dei dividendi.
7. Acconti su dividendi: si possono fare?
Sì, lo statuto della SRL può prevedere la distribuzione di acconti su dividendi durante l'esercizio, prima dell'approvazione del bilancio. Questa possibilità è regolata dall'articolo 2478-bis del Codice Civile.
Le condizioni per distribuire acconti sono:
- Lo statuto deve espressamente prevedere questa facoltà
- Il bilancio dell'esercizio precedente deve essere stato regolarmente approvato
- Non devono risultare perdite relative al bilancio precedente
- La società non deve essere soggetta a revisione legale dei conti (salvo che il revisore abbia rilasciato la propria relazione)
L'acconto su dividendi è una soluzione utile per le SRL con cash flow stabile, che possono anticipare parte della distribuzione senza attendere la chiusura del bilancio. Per gestire al meglio la liquidità necessaria, consulta il nostro articolo sul controllo del cash flow.
8. Errori da evitare nella distribuzione dei dividendi
- Distribuire senza delibera: ogni distribuzione deve essere supportata da una delibera assembleare formale
- Dimenticare la riserva legale: l'accantonamento del 5% è obbligatorio fino al raggiungimento del 20% del capitale
- Distribuire più dell'utile netto: la distribuzione non può intaccare il capitale sociale o le riserve indisponibili
- Non versare la ritenuta: il mancato versamento del 26% entro i termini comporta sanzioni dal 15% al 30% della ritenuta
- Confondere disponibilità finanziaria e utile: avere liquidità in cassa non significa poter distribuire dividendi; serve l'utile approvato
- Non coordinare con il compenso: la distribuzione va pianificata insieme al compenso amministratore per minimizzare il carico fiscale complessivo
9. Domande frequenti
I dividendi a persone fisiche scontano una ritenuta del 26% a titolo d'imposta. Considerando anche l'IRES già pagata dalla società (24%), la tassazione complessiva è di circa il 43,76%.
Dopo l'approvazione del bilancio da parte dell'assemblea dei soci, che delibera contestualmente sulla destinazione dell'utile. Il termine ordinario per l'approvazione è il 30 aprile (120 giorni dalla chiusura dell'esercizio solare).
No, l'utile corrente deve prima coprire le perdite degli esercizi precedenti. Solo dopo il ripianamento delle perdite, l'eventuale eccedenza può essere distribuita ai soci, previo accantonamento della riserva legale.
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Articolo a cura del team TurboImposte – Studio Vittucci.
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