Rivalutare i beni aziendali permette di adeguare il bilancio al valore reale degli asset, ottenere maggiori ammortamenti deducibili e rafforzare il patrimonio netto. Ecco come funziona.
La rivalutazione dei beni aziendali è un'operazione straordinaria che consente alle società di adeguare il valore contabile dei propri asset al loro valore effettivo. Questa operazione, periodicamente autorizzata dal legislatore con apposite leggi, offre vantaggi sia civilistici (miglioramento del bilancio) sia fiscali (maggiori ammortamenti deducibili). Analizziamo in dettaglio ogni aspetto.
La rivalutazione consiste nell'incremento del valore contabile di beni iscritti in bilancio, portandolo a un importo più vicino al valore corrente. In bilancio, il bene risulta iscritto al costo storico diminuito degli ammortamenti; con la rivalutazione, il valore viene riallineato alla realtà economica.
La rivalutazione può essere:
La rivalutazione dei beni aziendali non è un'operazione liberamente esercitabile: richiede una specifica autorizzazione legislativa. Le principali norme che hanno previsto la rivalutazione sono:
Ogni legge di rivalutazione può avere aliquote e regole diverse. È fondamentale verificare la normativa specifica vigente al momento dell'operazione.
| Categoria | Esempi | Rivalutabile? |
|---|---|---|
| Beni materiali ammortizzabili | Immobili, impianti, macchinari, attrezzature | Sì |
| Beni materiali non ammortizzabili | Terreni | Sì |
| Beni immateriali | Brevetti, marchi, concessioni | Sì |
| Partecipazioni | Quote in controllate/collegate | Sì |
| Beni merce | Rimanenze di magazzino | No |
| Crediti | Crediti verso clienti, finanziamenti | No |
La rivalutazione deve riguardare tutti i beni appartenenti alla stessa categoria omogenea (ad esempio: tutti i fabbricati strumentali o tutte le attrezzature).
Esistono tre metodi per operare la rivalutazione:
La scelta del metodo influisce sugli ammortamenti futuri e sulla vita utile residua del bene. Il metodo più diffuso è il primo, che mantiene inalterato il piano di ammortamento originario.
Per dare rilevanza fiscale alla rivalutazione, la società deve versare un'imposta sostitutiva delle imposte sul reddito e dell'IRAP. Le aliquote dipendono dalla norma di rivalutazione applicata:
Il versamento avviene con modello F24, in un'unica soluzione o in tre rate annuali con interessi del 3% annuo.
La rivalutazione produce effetti significativi sul bilancio:
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Il maggior valore attribuito ai beni genera una corrispondente riserva di rivalutazione nel patrimonio netto, al netto dell'imposta sostitutiva. Questa riserva ha caratteristiche particolari:
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I principali vantaggi della rivalutazione sono:
Possono essere rivalutati i beni materiali e immateriali iscritti nel bilancio, le partecipazioni in società controllate e collegate. Sono esclusi i beni merce, i beni immateriali a vita utile indefinita se già iscritti al fair value e i crediti. La rivalutazione deve riguardare tutti i beni della stessa categoria omogenea.
Il costo principale è l'imposta sostitutiva: 3% per i beni ammortizzabili e non ammortizzabili (secondo le ultime normative agevolate). A questo si aggiungono eventuali costi di perizia se necessaria una valutazione professionale. Il beneficio in termini di maggiori ammortamenti e minore plusvalenza futura può superare ampiamente il costo.
Solo se si versa l'imposta sostitutiva prevista dalla norma. In caso contrario, la rivalutazione ha solo valenza civilistica (bilancio) ma non fiscale. Con il pagamento dell'imposta sostitutiva, il maggior valore è riconosciuto ai fini delle imposte dirette e dell'IRAP a partire dall'esercizio successivo.
La riserva di rivalutazione è una voce del patrimonio netto che rappresenta il maggior valore attribuito ai beni. È una riserva in sospensione d'imposta: se distribuita ai soci, viene tassata come dividendo. Può essere affrancata pagando un'ulteriore imposta sostitutiva del 10%, diventando così liberamente distribuibile.
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Articolo a cura del team TurboImposte – Studio Vittucci.
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